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La capitana biancorossa inquadra la trasferta di sabato in terra bresciana che farà calare il sipario sulla stagione delle beriche

VICENZA 7 maggio 2026

– Si chiuderà sabato con la trasferta bresciana di Torbole Casaglia la stagione della Volksbank Vicenza Volley in B1 femminile, con la squadra di Mariella Cavallaro e Pierantonio Cappellari di scena alle 20,30 sul campo dell’Idras. Le beriche, settime con 35 punti, possono ancora migliorare di una posizione la propria classifica finale, mentre le lombarde cercheranno il guizzo verso una salvezza difficile ma non ancora esclusa. In casa biancorossa a parlare è Natasha Spinello, capitana e palleggiatrice dopo il 3-1 casalingo di sabato scorso contro Lecco che ha salutato al meglio il caloroso pubblico di Vicenza.
“Prima di scendere in campo – racconta la giocatrice laziale della Volksbank – ci siamo dette che non potevamo permetterci di salutare male i nostri tifosi. Nonostante una stagione difficile, casa nostra andava onorata e sono molto contenta di avercela fatta. Non era scontato, quando vieni da una serie di sconfitte non è facile, ma sapevo anche che la nostra squadra avesse potenzialità, che ora speriamo di mostrare anche nell’ultimo impegno dell’anno”.
“E’ sempre bello – aggiunge – concludere con una vittoria. Sarà un match sicuramente combattuto, Torbole gioca per la salvezza e avrà il coltello tra i denti. Noi dobbiamo scendere in campo con carattere e vincere per noi stesse e concludere in bellezza pur sapendo che la loro motivazione sarà maggiore”.
Per Vicenza, calerà il sipario su un’annata dove le biancorosse si aspettavano qualcosa in più. “Difficile dire cosa sia mancato, spesso è un insieme di fattori; le annate un po’ storte possono capitare. Una cosa è certa: quando abbiamo avuto sinergia in campo abbiamo fatto grandi cose, probabilmente non abbiamo avuto continuità fisica e mentale. In chiave promozione, comunque, c’è da dire che Giorgione, Aduna e Arena hanno fatto un grande percorso. Potevamo giocarcela maggiormente non avendo loro roster così tanto superiori al nostro ma hanno evidentemente saputo fare meglio di noi”.

Foto Giuseppe Bortolan